TORINO - La Regione vuole recuperare gli uomini che odiano le donne

L'ente rafforza l'attività per la rieducazione degli uomini autori di violenze sul genere femminile

25/10/2018 16:35

La Regione Piemonte, in collegamento con i Centri antiviolenza e le istituzioni carcerarie, rafforza l'attività per la rieducazione degli uomini autori di violenze sulle donne.
 
Al momento sono circa 280 quelli presi in carico all'interno e all'esterno del carcere. Alcuni esempi: i detenuti con condanna definitiva a sfondo sessuale che beneficiano di un programma apposito sono 60 nel carcere di Torino, 45 in quello di Vercelli e 15 a Biella. Fuori dal carcere, invece, le otto associazioni che compongono la “task force” (Cerchio degli uomini, Consorzio socio-assistenziale cuneese, Spam-Paviol, Consorzio socio-assistenziale Ossola, Medea, Gruppo Abele, Elios Coop, Punto a capo) hanno in carico 162 persone. Di queste, sette su dieci sono italiane e in sette casi su dieci si tratta di mariti o conviventi delle vittime.
 
"L'obiettivo è cercare di rendere questi uomini non più un pericolo per le donne che hanno maltrattato, che quando escono dal carcere spesso vanno a cercare di nuovo - sostiene l’assessora regionale ai Diritti e alle Pari opportunità, Monica Cerutti - E quando sono a piede libero diventano stalker, minacciano, o in qualche modo si accaniscono nei modi più violenti contro le compagne che li hanno lasciati. Noi vogliamo cercare di impedire che continuino su questa strada. Vogliamo che le donne possano sentirsi più sicure".
 
Tra i progetti avviati dalla Regione c'è anche quello che prevede l'allontanamento degli uomini violenti dalla casa che condividono con la compagna. Cerutti vorrebbe estendere l’esperienza di Verbania, dove il Consorzio socio-assistenziale Ossola ha stipulato una convenzione con la parrocchia e mette a disposizione un posto letto in emergenza temporanea a chi viene allontanato dalla propria famiglia: “Il problema principale sono le risorse. Servirebbe un sostegno dal Dipartimento Pari opportunità per predisporre risorse specifiche a favore degli operatori che affrontano questo tipo di rieducazione".
 

c.s.

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